Milano, 14 set. (TMNews) - Macchine bruciate ridotte a carcasse, scritte in arabo sui muri e pareti ancora sporche di sangue. E' quel che resta del Consolato americano a Bengasi attaccatto l'11 settembre scorso dalla folla che si era riunita per protestare contro un film anti Islam realizzato negli Stati Uniti e giudicato blasfemo; un attacco in cui hanno perso la vita l'ambasciatore statunitense Christopher Stevens e altre tre persone, fra cui due marines.I segni di devastazione sono ovunque: in piscina e nel cortile dove sono stati lanciati i mobili, nelle stanze interne in alcuni casi andate completamente distrutte dall'incendio e in cui non rimane che un tappeto di cenere e pareti annerite, fino al soffitto. Probabilmente è stato proprio il fuoco divampato durante l'attacco ad uccidere l'ambasciatore, morto per asfissia. Un'inchiesta chiarirà dinamica e responsabilità.