Catania (TMNews) - Fino alla fine degli anni Sessanta questa era terra di ulivi e arance, dove i catanesi preferivano non abitare: troppo lontana dall'Etna. Un nuovo piano regolatore all'inizio degli anni 70 darà il via alla costruzione di una new town, di fatto una licenza per futuri abusi edilizi. Oggi chi cammina per Librino, quartiere a sud ovest di Catania, incontra solo cemento e asfalto attraversati dal rumore sordo degli aerei del vicino Fontanarossa. Librino ormai ha tradito le intenzioni originarie di quel piano regolatore che ne voleva fare un moderna città satellite: il Palazzo di Cemento è solo un simbolo di questa roccaforte in mano a criminali e spacciatori. Anche per questo è stato scelto come tappa per la 15esima Carovana Antimafie, che prova a fare luce sulle periferie dimenticate dell'Italia e, da quest'anno, d'Europa.Mariagiovanna Italia, presidente dell'Arci Catania: "Un quartiere che vive delle contraddizioni, che vive un malessere che non si autogenera, non nasce spontaneamente in un punto della città, nasce a Librino perché le condizioni volute dall'alto, rispetto a questo quartiere, hanno fatto sì che questo quartiere sia già formato architettonicamente in una determinata maniera, sia privo di accesso ai servizi, sia un quartiere periferico, nel senso di relegato".C'è rabbia anche nelle parole di Luciano Bruno un attore che a teatro col lo spettacolo "Librino" ha denunciato le contraddizioni di questo posto:"Questo è un quartiere dove non c'è nulla, questi giovani uscendo dalle scuole non hanno dove andare, l'unico posto dove vanno è la strada".