Milano (TMNews) - "Una volta catturati hanno cercato di negare mostrando il documento falso, la frase che ha detto è stata una sola 'E' finita'". Con queste parole è finita la latitanza di Giuseppe Polverino, capo del clan camorristico omonimo, che controlla un impero economico da un miliardo di euro, arrestato in Spagna dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli in collaborazione con la Guardia Civil a Jerez de la Frontera. Polverino è stato catturato con un altro esponente di spicco del clan, Raffaele Vallefuoco. A ricostruire i momenti della cattura il capitano Russo del Nucleo investigativo. "Loro ovviamente avevano documenti falsi, appena si sono resi conto che c'era personale in borghese in appostamento hanno tentato la fuga, che è durata pochissimo". Giuseppe Polverino, 53 anni, detto "O' barone", era sfuggito più volte alla cattura e per garantirsi la latitanza non usava il telefono per comunicare con gli affiliati, ma una serie di bigliettini che gli venivano recapitati personalmente. "Pizzini portati a mano da corrieri che pur di evitare il telefono o altri mezzi viaggiavano in macchina da Marano alla Spagna". Al momento della cattura aveva proprio in tasca un pizzino scritto in italiano con le istruzioni per un affiliato di spicco per gestire gli affari illeciti a Marano.