Napoli, (TMNews) - C'era un volta il calcio: quello dei grandi campioni, dei mondiali vinti e delle coppe alzate al cielo, di Pertini e dei tedeschi che "non ci prendono più". Ma c'è anche un altro calcio, quello sporco, malato, quello di calciopoli e del calcioscommesse, quello "criminale" colluso con le mafia, raccontato nel libro di Pierpaolo Romani."Nel calcio ci sono due livelli, uno, quello della serie A dove girano un sacco di soldi, l'altro, quello delle squadre non professionistiche dove invece, purtroppo, i soldi mancano. Bisogna tener presente che invece i mafiosi i soldi li hanno e quindi la loro entrata non è violenta ma è un'entrata con i soldi, con i capitali e quindi bisogna stare attenti da dove arrivano questi capitali"Tra le storie raccontate da Romani anche il tentativo della camorra di impadronirsi della Lazio, oppure l'ingresso nello staff dirigenziale dell'Albanova calcio, formazione di C2, del boss dei casalesi, Francesco "Sandokan" Schiavone."I mafiosi mirano al controllo delle scuole calcio perché sono dei serbatoi di manovalanza giovanile importante e poi sono dei serbatoi per formare dei giovani all'alterazione della partita. Giovani che se vanno a giocare in altre squadre portano questo virus per vari campionati alterandoli e di fatto falsandoli". Non mancano, però, esempi positivi, come la scelta del Ct azzurro Prandelli di far allenare l'Italia a Rizziconi in Calabria, su un campo sequestrato alla 'ndrangheta oppure la compagine della Nuova Quarto calcio, ex team del clan Polverino di Napoli e ora famosa come la squadra "anti-camorra", rifondata per diffondere, anche nello sport, un messaggio di pulizia e legalità.