Roma, (TMNews) - Una volta i giardini pensili di Babilonia erano una delle Sette Meraviglie del Mondo, ma ora questo patrimonio dell'umanità sembra destinato a soccombere alla prepotenza dell'industria petrolifera irachena in forte espansione. Un oleodotto, scavato a marzo sotto la terra dove è nata culla della civiltà umana, minaccia infatti di causare danni irreparabili. Mariam Umran, direttrice del dipartimento di Antichità di Babilonia: "In campo archeologico l'ingresso in un sito di un macchinario pesante è considerato una violazione grave, figuriamoci quando si scava per dei tubi una profondità e un lunghezza di questa estensione". Visto il liquido che trasporta, c'è anche il rischio di una esplosione. Ma L'oleodotto pompa oro nero e la region di Stato sembra sorda al richiamo degli archeologi: Il portavoce del ministero del Petrolio, Asim Jihad è chiaro: "E' un oleodotto strategico che alimenta la capitale Baghdad con più di 7 milioni di litri di derivati di petrolio. Oltretutto noi non abbiamo fatto altro che seguire la traccia segnata dal progetto originario precedente"."Ma, se qualcuno in passato ha sbagliato bisogna per forza perseverare? Risultato? Noi stiamo predisponendo un piano per cercare di rimediare ai danni", replica risentita la direttrice.Con buona pace di Hammurabi il re babilonesi che 19 secoli prima di Cristo era a capo di una dinastia che donò agli uomini le primi leggi scritte e raccolte in un codice.(Immagini Afp)