Kabul (TMNews) - L'Afghanistan brucia, infiammato dalle violente proteste seguite al caso del Corano profanato nella base americana, rimettendo in discussione l'intero equilibrio di un Paese chiave, nel quale gli Stati Uniti stanno combattendo una delle guerre più lunghe della loro storia. Ma dietro le manifestazioni c'è una sommatoria di fattori, come spiega l'analista Martine van Bijlert. "Credo - spiega la studiosa - che ci siano diverse cause concomitanti. Una è certamente la profanazione del Corano. E' un'azione che gli afgani hanno sentito come un insulto, e che ha scatenato la rabbia". "Poi - aggiunge van Bijlert - c'è il fatto che a bruciare il Corano sono stati gli americani, e questo ha provocato grande frustrazione. Le forze statunitensi sono venute qui, promettendo di aiutare gli afgani. Dieci anni dopo non abbiamo idea di quello che è accaduto e di quello che succederà in futuro".Nel frattempo nelle strade la popolazione continua a protestare, e i toni sono tanto espliciti quanto preoccupanti. "Vogliamo insultare l'America - dice quest'uomo afgano - L'America è il nostro nemico, loro non sono musulmani. Siamo molto arrabbiati". "Avevano già bruciato il Corano in America - spiega un ragazzo - e poi lo hanno fatto in Iraq e molte altre volte qui in Afghanistan. Ora ci devono delle spiegazioni".La situazione, insomma, rimane molto tesa, anche se le violenze nelle ultime ore sono diminuite. Resta però aperto il nodo fondamentale: l'Afghanistan è la chiave per lo scacchiere mediorientale e una profonda crisi in questo Paese potrebbe rendere ancora più ingestibile la situazione nell'area.