Milano (TMNews) - Bettino Craxi, nel 1992, si rivolgeva così all'Aula della Camera. La bufera Tangentopoli era scoppiata e nel Paese c'era un enorme fermento intorno al tema della corruzione della politica. Il 17 febbraio di quell'anno, infatti, l'arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio a Milano, aveva innescato l'inchiesta che avrebbe portato al crollo della Prima Repubblica. Oggi, a distanza di vent'anni, si torna a riflettere su quella vicenda giudiziaria che fece scomparire partiti storici come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista italiano, e che ebbe anche risvolti tragici e controversi, simboleggiati dai suicidi, a soli tre giorni di distanza, del manager di Enimont, Raul Gardini, e del presidente dell'Eni Gabriele Cagliari. Da quella bufera, nella quale emerse la figura del pm Antonio Di Pietro, poi entrato in politica, derivarono una serie di processi storici: il più celebre fu proprio quello a Bettino Craxi, che segnò la fine della carriera politica e l'inizio di un esilio volontario che condusse poi l'ex leader socialista alla morte in Tunisia.Vent'anni dopo i giudizi su quel periodo storico sono molteplici, da chi continua a considerare "Mani pulite" un momento di vera giustizia a chi invece denuncia che colpì solo una parte del sistema politico-imprenditoriale. La conseguenza indiscutibile del terremoto giudiziario fu, però, la discesa in campo e il lungo periodo al potere di Silvio Berlusconi, entrato per la prima volta a Palazzo Chigi nel 1994.In questo inizio di 2012 il tema della corruzione della politica sembra tornare agli onori delle cronache, con una serie di episodi verificatisi proprio a Milano. Di Pietro sostiene che dal 1992 molte cose sono peggiorate e la domanda ricorrente "Fu vera gloria?" ancora, in un Paese dove la memoria è raramente condivisa, non riesce a trovare una risposta univoca.