L'alleanza Usa-Giappone si sta evolvendo nella direzione di un approfondimento e un rilancio necessari per mantenere la sicurezza in Asia e rintuzzare le ambizioni della Cina, offrendole un chiaro incentivo ad agire in modo responsabile nella comunità internazionale: in questo senso, la decisione del governo giapponese di ammettere la "difesa collettiva" è più che benvenuta, mentre il "pivot" Usa verso l'Asia avrebbe bisogno di "più sostanza e risorse". E' il messaggio che arriva dall'"interim report" emesso dal Comitato Congiunto sul Futuro dell'Alleanza Usa-Giappone, una commissione di 12 esperti ed ex funzionari statali promossa l'anno scorso principalmente dalla Sasakawa Peace Fondation e dal Center for Strategic and International Studies (CSIS). I passi del governo Abe per modificare l'interpretazione costituzionale al fine di ampliare il raggio di potenziale intervento delle Forze di Autodifesa in direzione di un sostegno ad alleati sotto attacco è stato lodato in particolare dai due "Japan hands" americani che fin dal 2000, in un famoso rapporto firmato a quattro mani, lo avevano invocato: l'ex vicesegretario di Stato Richard Armitage e Joseph Nye, professore ad Harvard e ex assistant secretary alla Difesa per le questioni della sicurezza internazionale. Nye ha utilizzato una metafora curiosa: "Se vai in un ristorante e il menù non ha i prezzi, potresti indulgere all'appetito. Se i prezzi ci sono, potresti decidere di mangiare meno". Questo per dire che l'alleanza Usa-Giappone può "forgire il contesto" in cui la Cina potrà essere incentivata ad agire responsabilmente. La partnership Usa-Giappone può quindi impedire alla Cina di conseguire ambizioni territoriali attraverso l'uso della forza militare. Lo scopo ultimo dell'alleanza, comunque _ ha dichiarato Michael Green, Japan chair del CSIS – resta quello di una collaborazione con Pechino per assicurare la sicurezza e stabilità integrandola in una comunità Asia-Pacifico basata sul rispetto delle norme internazionali.