Il tempio shintoista Yasukuni, nel centro di Tokyo, è tornato alla ribalta delle cronache dopo che il premier Shinzo Abe l'ha visitato a fine dicembre. Cina e Corea del Sud hanno elevato forti proteste e anche l'ambasciata americana ha emesso un comunicato per esprimere disappunto per una visita che alza le tensioni politiche in Asia Orientale. Il tempio "introna" come divinità i caduti in guerra per la patria (quasi 2,5 milioni): il problema è che tra di essi ci sono oltre un migliaio di persone riconosciute come criminali di guerra, compresi 14 di "Classe A" come il generale e premier Hideki Tojo. Per i vicini asiatici, è l'emblema di un nazionalismo aggressivo. Le folle che l'hanno visitato nei primi giorni dell'anno, in una atmosfera da sagra, sembrano aliene dal conferire significati politici al loro "pellegrinaggio". Accanto al tempio, però, c'è il museo della guerra che offre una lettura "revisionista" della storia e gli elementi della destra nazionalista scelgono questo luogo per le loro manifestazioni.