Parlando in inglese, il premier giapponese Shinzo Abe ha fatto un appello alle imprese straniere perché investano in Giappone, sostenendo che il Paese sta cambiando come mai accaduto negli scorsi decenni. Vedremo se il suo programma di riforme pro-business, che sarà annunciato a giugno, risulterà convincente, magari anche attraverso tagli alla corporate tax. L'appello del premier è in un DVD distribuito dalla Jetro (Japan External Trade Organization), che ha il doppio compito di favorire gli Fdi stranieri in Giappone e di agevolare gli investimenti nipponici all'estero. A questo proposito, un rapporto della Jetro segnala che gli investimenti giapponesi in Cina stanno precipitando e che la Corporate Japan si sta orientando piuttosto sul Sud-Est Asiatico come il nuovo centro manifatturiero per le sue esigenze globali. Fino al 2012 (anno in cui, in autunno, c'è stato un boicottaggio anti-giapponese per il contenzioso politico sulle isole Senkaku) gli investimenti giapponesi in Cina e nell'Asean più o meno si equivalevano. L'anno scorso quelli nel Sud-Est sono risultati 2,6 volte superiori (a 2.330 miliardi di yen) rispetto a quelli in Cina (calati di quasi un quinto a 890 miliardi di yen). Oggi gli investimenti nipponici nell'Asean sono quasi tre volte superiori a quelli in Cina. «Ci sono tre fattori dietro a questo fenomeno - osserva il presidente della Jetro, Hiroyuki Ishige - l'aumento dei costi del lavoro in Cina, l'espansione dei mercati dei consumatori nell'Asean e una crescente preoccupazione per i rischi di un eccesso di concentrazione in una singola nazione».