Negli ambienti colti giapponesi ha fatto scalpore la recente scoperta di un ritratto veneziano del primo giapponese venuto in Italia (nel 1585): Ito Mancio, un principe del Kyushu che fu il leader di una delegazione di quattro giovani nobili nipponici inviata in Europa dal Padre Visitatore gesuita Alessandro Valignano. Paola Di Rico, della Fondazione Trivulzio, ha reso noti i dettagli della sua scoperta e delle ragioni dell'attribuibilità del dipinto a Domenico Tintoretto. Nel riordinare una collezione privata, Di Rico aveva trovato questo quadro di un giovane dai tratti orientali, con l'iscrizione "Mansio" sul retro, ed effettuato poi ampie ricerche. Il preside della facoltà di lettere dell'Università di Tokyo, Shigetoshi Osano, si è fatto interprete di un sentimento diffuso esprimendo la speranza che il dipinto possa in futuro essere ammirato in Giappone, al pari di quando accaduto quest'anno per il grande ritratto realizzato da Archita Ricci (Galleria Borghese) del primo ambasciatore ufficiale giapponese in Europa, Hasekura Tsunenaga, inviato (una trentina di anni dopo Mancio) dal daimyo di Sendai, Date Masamune."Ci farebbe davvero molto piacere, se fosse possibile invitare in Giappone il ritratto appena scoperto di Ito Mancio, icona delle antiche relazioni con l'Italia - dice Osano. L'idea della trasferta in Giappone piace all'Ambasciatore Domenico Giorgi che - interpellato sull'idea di promuoverla, magari in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'apertura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi - afferma: "Sarebbe un'eccellente idea". C'è però una differenza rispetto all'opera del Ricci. "Il ritratto appartiene a una collezione privata per cui bisognerà vedere se la famiglia che ne è attualmente proprietaria sarà disponibile a rendere pubblica quest'opera d'arte di cui si conosceva l'esistenza ma che mai era stata trovata". Il primo marzo 1585 la delegazione sbarcò a Livorno. Una narrazione segnala che Bianca Cappello, l'amante e poi moglie veneziana del Granduca di Toscana Francesco de' Medici, volle incontrare subito quegli esotici principi orientali. Con curiosità tutta femminile, interrogò immediatamente Ito Mancio sulla fattura degli splendidi kimono indossati dai giapponesi. Il primo dialogo bilaterale italo-giapponese, insomma, riguardò tessuti e moda: quasi un presagio di quanto ancora oggi rappresenta probabilmente il più intenso punto di relazione tra i due Paesi.