Il 15 agosto di 69 anni fa finiva la seconda guerra mondiale: l'imperatore del Giappone Hirohito parlò alla radio ai suoi sudditi per la prima volta, annunciando la resa. Alla Nippon Budokan di Tokyo si è svolta l'annuale cerimonia di commemorazione dei caduti in guerra, alla presenza del figlio di Hirohito, l'imperatore Akihito, e della sua consorte Michiko, con il governo al completo, oltre ai leader di parlamento e opposizione e alcune migliaia di persone. Akihito ha parlato della sua tristezza al pensiero delle vittime della guerra e delle loro famiglie. Il premier Shinzo Abe, che alcuni accusano all'interno e all'estero di essere poco meno che un guerrafondaio, ha avuto parole toccanti per la pace. "Oggi è il giorno in cui rinnoviamo l'impegno per la pace – ha detto Abe – Delineeremo il futuro di questo Paese per il bene della generazione presente e di quelle future, confrontandoci con umiltà con la storia e racchiudendo profondamente nei nostri cuori le sue lezioni. Contribuiremo a una duratura pace mondiale il più possibile". Senonché proprio questo 15 agosto è diventato l'occasione per nuove polemiche internazionali. Abe non si e' recato (come aveva fatto alla fine dell'anno scorso) al tempio nazionalista Yasukuni, il sacrario shintoista che onora – tra circa 2,5 milioni di caduti in guerra – anche 14 criminali di Classe A (compreso l'ex premier della guerra, Hideki Tojo), limitandosi a inviare una offerta votiva. Ma due ministri del suo governo si sono recati al tempio, provocando le proteste di Cina e Corea. Oggi allo Yasukuni si sono recate anche molte migliaia di giapponesi per onorare i caduti. La maggior parte di loro lo fa senza alcuna connotazione ideologica. Ma per gli estremisti di destra oggi è il giorno in cui farsi sentire.