Ci sono nel nostro paese, quasi una moda, mostre rassicuranti e dall'estetica "gioiosa", con titoli accattivanti e promesse vane, che ben poco lasciano agli spettatori, specie di questi tempi di crisi, mentre i tentativi di approfondimento e analisi, in grado di interrogare il visitatore, si fanno sempre più radi. Si dice siano le logiche del botteghino a far prevalere la pochezza delle prime, perché il pubblico in fondo le vuole così, quasi trastulli. Appartiene invece in modo assertivo al secondo tipo l'esposizione "The Desire for Freedom, arte in Europa dal 1945", al Palazzo Reale di Milano fino al 2 giugno. Le opere di 94 artisti contemporanei provenienti da 27 paesi europei declinano l'idea di Libertà in Europa dal dopoguerra in avanti, arrivando alla contemporaneità come prima interprete di molti fra i quesiti più ingombranti del quotidiano. Arte dunque come linguaggio universale - da cui è scaturita la protesta della ragione - in grado di infrangere i tabù, scuotere il torpore, accendere i dibattiti.