A 110 anni dal debutto di Madama Butterfly, l'opera pucciniana ha una nuova prima assoluta: la sua rappresentazione al castello degli shogun di Kyoto, il Nijo-jo, Patrimonio dell'Umanità che per la prima volta si apre alla lirica. Ed è una Butterfly, italiana, anzi "bolognese": una co-produzione frutto della collaborazione tra il Teatro Comunale di Bologna e il Kyoto Opera Festival. La Filarmonica al completo (circa un centinaio di elementi, con tecnici e assistenti), la regia di Gabriele Marchesini, il cast del teatro nei ruoli principali; giapponese il coro e il cast delle parti minori, mentre "comparse" d'eccezione sono state alcune bambine della scuola di danza tradizionale Kamogawa Odori. Costruito nel 1603 dal primo shogun Tokugawa dopo il compimento dell'unificazione del Paese, il Nijo jo ha rappresentato per 250 anni, con la ricchezza decorativa dei suoi interni, il simbolo del prestigio della dinastia shogunale, prima di passare alla famiglia imperiale dopo la restaurazione Meiji nella seconda metà dell'Ottocento. Più che una fortezza, è una delle più splendide residenze dell'antica capitale del Giappone. Per l'Opera, uno scenario non monumentale in senso classico, ma quintessenza della cultura del Paese di Butterfly, particolarmente adatta a mettere in luce anche visivamente il contrasto tra una cultura millenaria e la giovane, esuberante e superficiale intrusione americana. "Mi sono commosso – ha detto il sindaco di Kyoto, Kadokawa – Il connubio tra la grande tradizione operistica italiana e il patrimonio storico-culturale giapponese è davvero vincente". Kodokawa ha dovuto faticare non poco per far decollare il progetto di portare rappresentazioni operistiche nei luoghi di Kyoto dichiarati Patrimonio dell'Umanità. Una anteprima si è avuta l'anno scorso, quando per la prima volta un grande Tempio buddista giapponese ha aperto i battenti all'Opera italiana: due atti unici barocchi ("Il maestro della musica" e il "Don Chisciotte" di Padre Giovanni Battista Martini) al Kiyomizudera, uno dei luoghi più visitati della città. Anche in quell'occasione, protagonista fu il Comunale di Bologna.