La visita del primo ministro giapponese Shinzo Abe il 5 maggio in Italia finisce anche per porre in luce similarità e differenze tra due Paesi spesso considerati da vari economisti come pietre di paragone negative in termini di performance economica e di reazione debole e lenta dei governi alle sfide della contemporaneità e della globalizzazione. Esce in questi giorni un volume pubblicato da Springer intitolato "Italy and Japan: how similar are they?", curato da Silvio Beretta, Axel Berkofsky e Fabio Rugge, che traccia una analisi comparativa su politica, economia e relazioni internazionali. Un importante contributo a questa pubblicazioneè quello di Martin Schulz, Senior economist al Fujitsu Research Institute di Tokyo, intitolato "Ageing, debt and growth crisis: Two forerunners", a indicare che "alti livelli di debito pubblico e bassa crescita in Giappone e in Italia hanno una radice comune nella risposta inefficace alle sfide rappresentate dalla globalizzazione e dall'invecchiamento demografico". Entrambi i governi hanno gestito deficit crescenti per cercare di stabilizzare le loro economie in un contesto di rapidi cambiamenti, in particolare in direzione di una svolta della domanda dal manifatturiero ai servizi e di un passaggio nella generazione di income dalle giovani alle vecchie generazioni. Alla fine, Schulz non è pessimista, ma sottolinea che le crisi del debito in economie mature come Italia e Giappone sono "crisi di crescita" che richiedono politiche pro-attive per passare da un'ottica di preservazione della ricchezza e dei "vested interests" all'innovazione e a un rinnovo della generazione di reddito.