Se l'Abenomics ha spinto la Borsa giapponese in rialzo del 57% nel 2013, da inizio anno l'indice Nikkei ha perso oltre il 10%, tra un ridimensionamento delle attese degli investitori e la vulnerabilità a fattori internazionali. Dopo alcuni dati positivi verso fine febbraio su produzione industriale, consumi e fuoriuscita dalla deflazione, il mese di marzo è iniziato male in seguito alle rinnovate tensione geopolitiche che tendono a rafforzare uno yen che non ha perso lo status di valuta-rifugio. La questione è ora se la Borsa riuscirà a riprendersi e se le aziende giapponesi diventeranno più fiduciose nell'aumentare investimenti e salari. Robert Feldman, managing director e capo economista di Morgan Stanley Mufg Securities, è un veterano osservatore del mercato e non appare pessimista sulle sue prospettive. Feldman nota che in effetti nella seconda metà dell'anno scorso la spinta alle riforme (terza "freccia" dell'Abenomics dopo la politica monetaria e la flessibilità fiscale) si è indebolita, ma da aprile dovrebbe riprendere. Tuttavia l'imminente rialzo dell'Iva dal 5 all'8% pone rischi sulla tenuta della ripresa: è probabile quindi che il mercato azionario resti un po' in stand-by fino al terzo trimestre, quando gli effetti dell'aumento della pressione fiscale risulteranno chiari. Il consiglio di Feldman agli investitori è di non aumentare né diminuire, al momento, l'esposizione sul mercato nipponico, che comparativamente resta relativamente attraente.