In Giappone può accadere che in una delle località più turistiche del Paese, e proprio al picco della stagione, vengano effettuate importanti manovre militari di addestramento, che svegliano i villeggianti a cannonate fin dalle sei del mattino. Per di più, si tratta della località più sacra del Paese, il Monte Fuji: simbolo dell'identità nazionale, concentrato di valori estetici e morali, generatore di tanta poesia e letteratura, montagna divina celebrata come trionfo di armonia e pace. Le sue pendici, in agosto, vengono violate da migliaia di colpi di cannone e artiglieria, mentre il suo cielo è solcato dalle tracce dei missili sparati dalle batterie terra-aria e dagli elicotteri d'assalto. Sono le manovre annuali "Fire power" delle Forze di autodifesa, che si prolungano per buona parte del mese proprio mentre decine di migliaia di persone, dall'altra parte del monte, salgono verso la cima di 3.776 metri (la stagione ufficiale delle escursioni dura solo per i mesi di luglio e agosto ).In Italia, le manovre militari non sono aperte al pubblico e, se lo fossero, sarebbero con tutta probabilità disturbate da gruppi di pacifisti. In Giappone, invece, diventano uno spettacolo che ogni volta raduna fino a 14mila persone, scelte con una lotteria. Una kermesse dove le famiglie portano i bambini: si ha persino la sensazione che per molti sia una specie di videogioco "live". Quest'anno, però, la faccenda si sta facendo terribilmente più seria. Il governo del premier Shinzo Abe ha promosso un cambiamento dell'interpretazione della Costituzione che consentirà alle Forze di Autodifesa, in casi determinati, di sparare fuori dai confini nazionali in difesa di alleati: con questo sviluppo politico, non è più sicuro che nessun giapponese in divisa morirà. Dando un preciso segnale, poi, quest'anno la simulazione di battaglia è stata tutta impostata sulla difesa di un'isola remota e sul contrattacco in caso di invasione da parte nemica. Il Giappone – e il mondo - teme che la Cina possa attaccare le remote isole Senkaku, controllate da Tokyo ma rivendicate da Pechino. 2.300 militari, 80 carri armati e blindati, decine di velivoli (tra cui gli elicotteri tipo Apache, Chinook e Black Hawk), batterie antiaeree, mortai e cannoni hanno partecipato alla battaglia sulle pendici del Fuji, terminata con il nemico invasore costretto a ritirasi in uno spazio limitato e annientato in un inferno di fuoco e fiamme da un assalto coordinato di carri ed elicotteri.