Per molti anni il Giappone è stato sbeffeggiato da molti per la sua crescita anemica e la prolungata deflazione. I tempi cambiano e compare un mondo alla rovescia. Nel primo trimestre il Pil giapponese è cresciuto a un ritmo che surclassa quello medio dell'Eurozona, con un più 1,5% contro un esangue 0,2%, mentre nell'area metropolitana di Tokyo l'inflazione ad aprile è diventata di quasi quattro volte superiore a quella media europea (2,7% contro 0,7%). La ripresa giapponese è certo dovuta in primo luogo alle politiche molto espansive sia monetarie sia fiscali introdotte dal governo del premier Shinzo Abe e dalla Nippon Ginko, che contrastano con le prudenti strategie della Banca centrale europea e con la carenza di stimoli alle economie più deboli dell'Eurozona. Tuttavia è anche vero che la più forte spinta a inflazione e Pil trimestrale e' arrivata a Tokyo, paradossalmente, con il rialzo dell'Iva dal 5 all'8% scattato il primo aprile, che ha provocato un boom di acquisti anticipati dei consumatori a febbraio e marzo. Un paradosso che non puo' durare, anzi. Dopo l'abbuffata di fine inverno e inizio primavera, in aprile i consumi sono in netto calo e porteranno a una contrazione del Pil giapponese nel secondo trimestre: alcuni economisti la stimano tra un meno 4 e un meno 6% annualizzato, che in sostanza annullerà il +5,9% annualizzato della crescita del primo trimestre. Ma in tanti, come Paul Sheard, capo economista globale dell'agenzia di rating Standard & Poor's, notano una differenza importante rispetto al 1997, quando ci fu il precedente rialzo dell'Iva dal 3 al 5%: questa volta l'economia giapponese sembra in grado di "digerire" l'aumento della pressione fiscale indiretta e quindi di ripartire nel terzo trimestre. Se pure, come molti altri Paesi, il Giappone ha un indebitamento troppo alto, Sheard consiglia al premier Shinzo Abe di rinviare di uno o due anni l'ulteriore aumento dell'Iva al 10%, già previsto per l'ottobre 2015: prima, dice, occorre la certezza assoluta che il Paese non ritorni in deflazione. Insomma, proprio il capo-economista dell'agenzia americana che non molto tempo fa aveva massacrato i rating dei Paesi piu' deboli dell'Eurozona con l'accusa di scarsa disciplina fiscale (e con indifferenza verso la loro congiuntura), consiglia al Giappone di non preoccuparsi troppo del debito, per evitare che il treno dell'economia finisca su un binario morto. Comunque Sheard non si occupa di rating: nell'agenzia ci sono i famosi muri cinesi.