Kyoto è una città d'arte ma anche un centro tra i più avanzati nella digitalizzazione e nella diagnostica computerizzata delle opere artistiche. Ha anche attratto talenti internazionali del settore, come il professor Ari Ide, di origini iraniane, che ha sviluppato alcune tecnologie sofisticate al laboratorio di Advanced Imaging Technology della scuola superiore di ingegneria dell'Università di Kyoto. Tra i progetti internazionali in cui è stato coinvolto il suo team, ce ne sono alcuni in Italia, tra cui il progetto di digitalizzazione ultrasofisticata del paliotto Piffetti, opera del più grande ebanista piemontese del 700 (realizzata in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e altri soggetti). A fini di conservazione e fruizione artistica, comunque, a Kyoto si valorizzano anche tecniche tradizionali. Ad esempio, i turisti che visitano il palazzo Ninomaru al castello Nijo dello shogun non vedono gli originali della scuola pittorica del grande artista Kano, conservati in uno spazio a parte: vedono alle pareti le loro riproduzioni, realizzate con le tecniche di 400 anni fa da pittori specializzati di oggi come Toshihide Tanii. Questi pittori utilizzano materiali, pigmenti e tecniche speciali perché il dipinto conservi un afflato d'antico: sono sia restauratori sia veri maestri del falso d'autore.