Una delle notizie interessanti degli ultimi tempi sull'economia giapponese è che finalmente i prezzi dei generi alimentari importati sono ampiamente usciti dalla deflazione e si sono messi a concorrere con i costi dell'elettricità nel guidare il rialzo dell'indice dei prezzi al consumo tanto desiderato da governo e banca centrale. Gli alimentari, secondo l'ultimo rapporto di Nomura Securities, hanno contribuito per 0,35 punti percentuali alla crescita dell'1,3% indice rispetto a un anno fa. E' in buona parte una conseguenza del deprezzamento dello yen, un fenomeno che ragionevolmente avrebbe dovuto far calare le importazioni. Per quelle dall'Italia non è successo: alcune categorie risultano in progresso anno su anno superiore al tasso di indebolimento dello yen e nel complesso i volumi hanno tenuto bene. L'olio d'oliva made in Italy , per esempio, ha registrato un aumento del 51% dell'export verso il Sol levante a 14,3 miliardi di yen, mentre superiore al 30% è stata la performance di salumi, prosciutti, cioccolato, acque minerali: il dato generale per il food & beverage vede un aumento nel 2013 del 27,8% a 94,7 miliardi di yen, sostanzialmente compensativo dell'effetto valutario. Al Foodex di Chiba (alle porte di Tokyo) l'Italia si presenta con il padiglione più grande tra quelli stranieri: 2mila mq e 176 operatori di quasi tutte le regioni (capitanate da Piemonte, Veneto e Abruzzo) e numerose iniziative collaterali di promozione della nostra cultura alimentare. Molte di queste imprese si affacciano per la prima volta sul mercato; altri che hanno già una presenza consolidata stanno ampliando la gamma dei prodotti offerti.