Il primo aprile 1945 iniziò quella che contende allo sbarco in Normandia la palma della più gigantesca operazione militare anfibia dello storia: le truppe americane cominciarono l'invasione di Okinawa. Una battaglia che si protrasse per quasi tre mesi e fu talmente cruenta che, secondo vari storici, fu decisiva nell'indurre il presidente Truman a decidere l'impiego delle bombe atomiche per costringere il Giappone alla resa evitando una invasione delle isole principali. Una specificità della battaglia furono le enormi sofferenze della popolazione civile, determinate anche dal fanatismo dei soldati nipponici decisi a battersi fino alla morte e a coinvolgere i civili nell'olocausto. Nel posto del suicidio finale dei capi militari giapponesi, sulla collina di Itoman, sorge ora un ampio Parco della Pace dove tra l'altro sono iscritti sulla pietra i nomi di oltre 240mila morti, soldati e civili, di ogni nazionalità. Su una collina che domina il capoluogo Naha oggi si possono inoltre visitare i tunnel sotterranei dove migliaia di militari della marina dopo una disperata resistenza scelsero la morte pur di non arrendersi. Gli Usa hanno restituito Okinawa al Giappone nel 1972, ma ancora oggi l'isola ospita quasi tre quarti delle forze armate statunitensi nel Paese. Il nuovo governatore dell'isola Takeshi Onaga ha ravvivato un conflitto politico con il governo centrale, perché si oppone al piano di riassetto delle truppe americane approvato dal suo predecessore. Oggetto della controversia è in particolare il progetto (risalente al 1996 e ritardato dall'opposizione locale) per costruire un nuovo aeroporto per i Marines a Henoko, che sostituirebbe la base di Futenma, oggi al centro di un'area molto urbanizzata.